Nel contesto dell’archeologia preventiva, le indagini preliminari costituiscono il primo passaggio fondamentale per la valutazione del rischio archeologico. Secondo l’impostazione condivisa anche dall’Istituto Centrale per l’Archeologia, questa fase si basa su un utilizzo integrato di diversi strumenti di indagine, ciascuno con una funzione specifica. Le indagini non invasive – come analisi documentarie e cartografiche, ricognizioni di superficie e prospezioni geofisiche – permettono di definire un quadro conoscitivo preliminare del territorio e di individuare aree a potenziale interesse archeologico. Si tratta tuttavia di informazioni di carattere indiziario, che richiedono una successiva verifica diretta.
Lo scavo archeologico come fase di verifica diretta
Lo scavo archeologico, mediante saggi e trincee, rappresenta la fase decisiva del processo di archeologia preventiva. Solo l’indagine diretta sul campo consente di accertare l’effettiva presenza delle evidenze archeologiche, la loro cronologia e lo stato di conservazione, fornendo dati fondamentali per orientare correttamente le scelte di tutela del patrimonio e di progettazione degli interventi.
Qualità e affidabilità delle indagini archeologiche preventive
Come indicato anche nei contributi dell’Istituto Centrale per l’Archeologia, l’efficacia dell’archeologia preventiva si fonda su un corretto bilanciamento tra le diverse tecniche di indagine e la verifica diretta sul campo. Un approccio metodologico adeguato consente di evitare interventi inutilmente invasivi e, allo stesso tempo, di superare valutazioni basate su informazioni parziali o non sufficientemente attendibili.
Per conoscere più nel dettaglio le attività svolte nelle diverse fasi dell’archeologia preventiva, è possibile fare riferimento alla sezione dedicata ai servizi di Autokton.

